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In April...


Aprile 2019


April, come she will… nel 1966 Simon and Garfunkel racchiudevano in meno di due minuti di canzone l’inizio e la fine di una storia d’amore, l’inesorabile trascorrere del tempo scandito dal ritmo delle stagioni, la meraviglia e la caducità della vita.

Il testo si ritrova con innumerevoli varianti in molte filastrocche di origine popolare, come quella musicata trent’anni prima dal compositore Benjamin Britten in Cuckoo! (Da Friday Afternoons, raccolta deliziosa di brevi pezzi per coro e pianoforte del 1933-1935). Il testo di Cuckoo!: «In April I open my bill; in May I sing night and day; in June I change my tune; in July far-far I fly; in August away I must». A livello musicale, un semplice ostinato tenuto dalla seconda voce è il cardine su cui il compositore imposta una breve quanto struggente melodia impreziosita da oscillazioni armonico-modali. Nei brani per l’infanzia Britten è attento a scegliere forme e strutture chiare, congeniali e differenziate a seconda del contenuto testuale ed espressivo che concerne il singolo brano: forma strofica, rondò, variazione, semplice ripetizione o sviluppo continuo.


La conta dei mesi e delle stagioni è un topos della letteratura per l’infanzia e non mi sono sorpreso a ritrovarlo in una raccolta di filastrocche in dialetto perugino (che è il mio idioma d’origine) di Claudio Spinelli (1930-2002): «[…] e quattr’ i fiume, quattro le stagioni, quattr’ i vangel’, quattro l’operazzioni.» (Filastrocca del quattro).

Questi testi costituiscono l’ossatura linguistica e tematica di In cosa ti somiglio, teatro musicale per voce femminile, coro, ensemble ed elettronica. Quando lessi per caso le filastrocche di Spinelli rimasi colpito dalla capacità del poeta di concentrare lo spirito umbro in versi densi di riflessioni esistenziali e bonaria ironia. La matericità fonica tutta particolare della parlata umbra (più cadenza che dialetto vero e proprio) fu fonte di ispirazione per un viaggio musicale tra passato (civiltà contadina) e presente (nuove generazioni), che tocca temi fondamentali come nascita e morte, il lavoro, la festa e il gioco popolare, la guerra e la religione. La lezione di Britten si ritrova nella centralità del coro di voci bianche che si cimenta ad ogni scena con forme diverse: ballata medievale, canto contadino, rumorismo e alea controllata, polifonia rinascimentale, giochi ritmici, nènia responsoriale.


Trovai in Mario Cecchetti e il Coro Octava Aurea i compagni di viaggio perfetti per questo tipo di lavoro: solo con il loro impegno e appoggio infatti lo spettacolo è riuscito ad andare in scena una prima volta nel 2014 al Teatro Cucinelli di Solomeo e tre anni dopo al Teatro delle Arti DAMS di Bologna dove, con il sostegno decisivo del Dipartimento delle Arti e del Saggiatore Musicale - SagGEM più il coordinamento di Anna Scalfaro si è forse materializzato in scena il senso autentico dello spettacolo. Il progetto didattico infatti prevedeva la riorchestrazione del lavoro per l’ensemble strumentale della scuola “Guido Reni” e del liceo “L. Dalla” di Bologna, istituzioni formative che si sono confrontate musicalmente con il senso, il suono e la forma di una musica popolare estranea ma nel profondo foriera di contenuti emotivi universali, riscontrabili con le dovute differenze in molteplici culture.


I giorni della ripresa bolognese dello spettacolo coincisero con eventi drammatici come gli attentati terroristici a Londra, Parigi e in Egitto. Tutti i musicisti, i docenti, i ragazzi e il pubblico coinvolti probabilmente percepirono un senso di profondo disagio di fronte a realtà antitetiche come odio/condivisione, barbarie/cultura, annientamento/accoglienza, tra quello che succedeva fuori e la bellezza sprigionata dal mondo dell’arte. A distanza di due anni, purtroppo lo stesso periodo è stato nuovamente oggetto di fatti sanguinosi e terribili come le stragi in Sri Lanka.


“In cosa ti somiglio?” È la domanda posta da una bambina alla fine dello spettacolo e suona un po’ come una provocazione: quali sono gli aspetti in comune tra ieri e oggi, tra la musica di diverse generazioni, tra vecchi e nuovi usi, costumi e contesti sociali? Quali ponti culturali e musicali si devono costruire per scongiurare la piaga dell’odio, del terrorismo e dell’ignoranza?

Domande epocali che ci affliggono ogni giorno, che il teatro ha il dovere di continuare a porre, in forma sempre nuova e necessariamente creativa, sfidando le convenzioni o le limitazioni del presente, così che April e gli altri mesi dell’anno possano essere cantati e musicati ancora e ancora, rinnovandosi e rinascendo… «In April I open my bill…»

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